L’amore non chiede obbedienza
L’amore non finisce se non sei come io mi aspetto che tu sia. Insegnatelo ai vostri figli.
Dicono che siamo noi la generazione che cresce i propri figli mentre cerca di guarire le proprie ferite. Quella che si mette in discussione e prova a fare diversamente, anche quando non sa bene come. Siamo cresciuti con modelli educativi basati sull’obbedienza e la buona condotta. Oggi cerchiamo di imparare un linguaggio nuovo, basato sull’empatia e sull’ascolto. Non è facile, ma mentre lo facciamo rendiamo i nostri figli più liberi.
Ma perché proprio noi? Quando abbiamo deciso di rompere gli schemi?
Spesso, dai più “grandi”, arrivano obiezioni tipo: “I ragazzini di oggi non hanno rispetto”, “hanno troppo”, “decidono loro come vivere”.
Ma per fortuna. Abbiamo davvero pensato anche solo per un secondo che un ceffone sia una buona idea? Facciamo un passo indietro e chiediamoci: come mi sono sentito quando ho preso il primo schiaffo?
Se non ve lo ricordate ve lo dico io: umiliato.
Sono una madre. Certo che ho desiderato dare uno schiaffo a mia figlia — anche più di uno. Eppure sapete cosa me lo ha impedito? La consapevolezza. Sapevo che stavo sfogando la mia frustrazione, il mio non sentirmi ascoltata, il mio non riuscire a esercitare il controllo. È un fatto che non potevo ignorare. Un fatto che va analizzato e capito, perché è proprio lì che si trovano le soluzioni: dietro la presa di coscienza.
Come possiamo pensare che sia giusto mettere a tacere ogni emozione?
“Non piangere”, “non fare i capricci”, “sei troppo sensibile”.
E così, anziché ascoltare le emozioni e insegnare ad accettarle, si finisce a volerle controllare. Senza alcun successo, se non tramite il timore. Ti ascolterà per paura dello schiaffo, del silenzio punitivo o di altri mille metodi usati dalle generazioni passate.
Il nostro problema sociale più grande oggi è l’autostima. La generazione di adulti attuale o ne è priva o ne ha troppa. Non sappiamo gestire le emozioni, ma tutti abbiamo il buon senso per capire che mentre cresciamo i nostri figli abbiamo bisogno di guarire da vecchi retaggi che non servono più.
Un genitore alla volta. Un figlio alla volta.
È così che cambia il mondo. L’intera umanità è dominata dalle emozioni: alla base di ogni movimento, piccolo o grande, ci sono loro. Rappresentano il bene e il male.
A cosa serve impegnarsi tanto per una vita migliore, se poi non sappiamo chi siamo e, soprattutto ,non capiamo chi potremmo essere? È come decidere di mangiare sano, non fumare e fare attività fisica: ma se non accetto le mie emozioni e chi sono, lo stress mi ucciderà comunque. Quel conflitto interiore tra chi sei e chi vuoi sembrare. Se non vivi in modo autentico, sarà il tuo stesso corpo ad autosabotarti.
E smettiamola di rimandare la vita a domani.
“A quando andrò in vacanza”, “quando andrò in pensione”.
Aspettiamo per vivere, e spesso è troppo tardi.
Abbiamo gli strumenti.
Questo mondo ha anche qualcosa di buono: siamo più intelligenti, possiamo liberarci da retaggi antichi e consumati. Possiamo smettere di affidarci al sistema solo per non fare la fatica di capire cosa sta succedendo. Possiamo vivere in armonia con quello che sentiamo davvero.
Tu lo sai cosa senti davvero?



